Incontro a Roma con  Charlize Theron I Film

 

 

Charlize Theron: "La Leggenda del culetto Martini" (esposto all'aria da un malizioso filo che sfilacciava la sua microgonna in maglia), dopo una rapida puntata alle sfilate di moda milanesi, si e' materializzata anche a Roma per promuovere una leggenda d'altro tipo: quella di Bagger Vance, l'uomo che da' il titolo al film di Robert Redford che la giovane attrice sudafricana ha interpretato con Matt Damon. Con "La leggenda di Bagger Vance", uscito in Italia, Redford, regista appassionato di miti & country, e' passato dai cavalli al golf. La storia, tratta dal romanzo di Steven Pressfield, e' ambientata a Savannah negli anni della Grande Depressione. Protagonista un giovanotto con piu' che promettenti doti da golfista che, tornando dalla guerra, non riesce piu' a ritrovarsi, ne' a tenere in mano una mazza, come se l'esperienza bellica l'avesse privato del suo swing. Niente paura: tornera' ai suoi trascorsi splendori grazie a una gara memorabile con due veri campioni, grazie all'aiuto di un misterioso caddy-angelo (Will Smith), il Vance del titolo, e soprattutto grazie all'amore dell'ex fiamma (Charlize) che, con piglio da menager, ha organizzato la gara salvando i beni del defunto padre e le doti del giovane. "Un ruolo, il mio, nel libro minimo, che devo a Redford e alla sceneggiatura di Jeremy Leven che l'ha ampliato", ci racconta la bionda, deliziosa creatura che di persona ha guance meno paffute di quanto renda lo schermo. "Essere Adele mi e' piaciuto molto - continua - perche' la sua storia si sviluppa in 15 anni. Perche' ha senso dell'umorismo e, come le meridionali, sa, per orgoglio, nascondere i suoi veri dolori e confrontarsi con un ambiente maschile, com'era, all'epoca, quello del golf".


Uno sport che lei ama? "Lo odiavo. Prima di questo film che ora mi ha trasformato in una golf dipendente". Damon nel film ritrova lo swing. Che ci dice del suo? "Il cinema, la carriera che ho scelto, mettendomi su un piedistallo, potrebbero farmelo perdere. Ma io so come preservare le vere e piccole cose private che contano, per stare in pace con me stessa e salvare il mio swing".

E' diventata una star interpretando 8 diversi film in breve tempo, ma prima c'era la moda e la pubblicita'...

"E prim'ancora la danza classica. E' stata tutta la mia vita per 13 anni, senza che io pensassi di cambiarla. Poi c'e' stata la gara a Positano e la proposta di fare moda. Che ho fatto per un anno e mezzo a Milano. Avevo solo 16 anni, mi ha reso indipendente, ma non riusciva a soddisfare la mia creativita'. Mi sentivo frustrata. Cosi', invece di tare solo 3 giorni per un servizio a New York, sono rimasta li' e ho ripreso la danza. Poi un problema al ginocchio mi ha bloccata, sono tornata alla moda e alle frustrazioni. E' stato allora che mia madre mi ha spinta ad andare a Los Angeles, dove, dopo il film, "Due giorni senza respiro", e'arrivato quel famoso spot. Un ruolo sexy, tipo ragazza di Bond, mixando moda e recitazione che mi ha fatto gustare nuovi orizzonti".

Woody Allen, con cui fara'anche il prossimo film, l'ha gia' voluta in "Celebrity", puo' confrontare il suo lavoro con quello di Redford?

"Allen e' un regista segreto, la visione globale e' solo sua, girare, invece, un film con Redford e' un po' come partecipare ad un grande e coinvolgente party". Con quale tipo di criterio sceglie i suoi ruoli?

"La mia ambizione non e' quella di far soldi o fare la grande star. Io voglio solo crescere lavorando con bravi artisti e in buoni film che la gente abbia voglia di vedere. E non importa se i ruoli sono piccoli, come in 'Men of Honor' con De Niro. Rinnovandomi sempre. Per questo ho preferito 'Sweet November' con Keanu Reeves, con cui avevo gia' fatto 'L'avvocato del diavolo', piuttosto che fare 'Pearl Harbour'.

Cosa le resta della sua terra, il Sud Africa?

"Tutto. Sono le mie radici. E' il paese piu' bello del mondo, dove io sono cresciuta senza pregiudizi razziali. Solo in Europa e in America ho cominciato ad aver paura di dire da dove venivo. E solo col tempo ho cominciato ad accettare la mia non colpevolezza. Ora sono due anni che conduco una campagna contro la violenza carnale che li' subiscono due donne su tre. E, anche se non mi guardano di buon occhio, non smettero' mai di farlo".